Relazione storica

Il fabbricato oggetto d’intervento è situato nella zona sud della città di Torino, all’interno dell’isolato compreso tra le vie Giordano Bruno, Montevideo, Taggia e Filadelfia, nei pressi del nuovo Villaggio Olimpico recentemente realizzato a seguito dello svolgimento dei “XX Giochi Olimpici Invernali 2006”. L’immobile, ex Chinino di Stato, sorge all’interno dei confini dell’ambito di trasformazione urbana “12.14-Dogana”.

La genesi formale dell’isolato risale al 23 dicembre 1900; data in cui venne approvata la legge che autorizzava la vendita del chinino per conto dello Stato. Il 19 maggio 1904 venne decretata l’assunzione diretta da parte dell’amministrazione delle finanze-direzione generale dei monopoli industriali, della fabbricazione e preparazione del Chinino di Stato.

Nel 1916, il dottor Carlo Martinotti, direttore della Farmacia Militare, riuscì a convincere il comune di Torino, di cui era allora sindaco il conte Teofilo Rossi, a cedere a titolo gratuito un’area e l’11 ottobre il Consiglio Comunale di Torino deliberava in favore dell’impianto in città di un laboratorio dello Stato destinato all’estrazione del solfato di chinino dalla corteccia di china.

Tra i vari lotti proposti, il Ministero delle Finanze espresse la sua preferenza per un’area di 14.000 mq facente parte del Podere Municipale Ostassi, presso la cascina “la Marchesa”.

Il terreno si trovava all’angolo sud-ovest della via Giordano Bruno e via Filadelfia; la cessione gratuita di quest’area, fu motivata dalla posizione decentrata rispetto la città, ma soprattutto dalla lontananza dall’asse stradale per Stupinigi. Dato che l’installazione di questi laboratori era considerato un esperimento, il comune applicò una clausola nella delibera, in cui si stabiliva un periodo di prova di cinque anni alla fine dei quali, se l’operazione si fosse dimostrata un fallimento, il terreno sgombro dei laboratori sarebbe tornato di proprietà comunale. Da un punto di vista più prettamente edilizio, le prime opere di edificazione dello Stabilimento del Chinino di Stato iniziarono nel 1918, con la costruzione di un capannone ad uso laboratorio ed una tettoia.

Questi edifici costituenti una prima parte dei laboratori per l’estrazione dei sali di china, erano ad un piano fuori terra ed eseguiti in muratura. A questi fabbricati si aggiunsero successivamente il deposito della scorza esausta e le caldaie a vapore, siti esternamente ed in posizione adiacente rispetto a quelli sopra considerati.

Nel 1919 si diede inizio a degli scavi, eseguiti senza permesso di ampliamento; dopo un’ispezione del Servizio Tecnico del Comune, venne richiesta alla Farmacia Centrale Militare una regolare domanda di autorizzazione a edificare. Il permesso verrà poi concesso per la costruzione su via Taggia di un basso fabbricato ad un piano fuori terra, con struttura in muratura e copertura con capriate in legno su pilasti in ghisa.

Sempre nel 1919 verrà accordato un permesso di costruzione per un fabbricato industriale (edificio interessato dall’intervento di cui si richiede autorizzazione) a due piani fuori terra e struttura in C.A. adibito a laboratorio per la confettazione dei sali. L’edificio risultava composto al piano rialzato dagli spogliatoi, servizi igienici e laboratori, mentre, al piano primo erano collocati altri laboratori ed uffici. L’edificio era sito tra le vie Taggia e Montevideo, dove era posizionato l’ingresso principale attraverso un androne oggi demolito.

progetto originale

Progetto originale 1919 del fabbricato oggetto d’intervento

Nel 1920 si proseguì costruendo tra le vie Giordano Bruno e Montevideo, un edificio a due piani fuori terra, sede della direzione dello stabilimento. Parte di questo edificio fu danneggiata durante la seconda guerra mondiale, e quindi ricostruito nel 1946 secondo la forma originale.

Nel 1922 la commissione edilizia respinse la richiesta per l’esecuzione di un fabbricato ad uso deposito industriale perché la decorazione della facciata risultava sproporzionata rispetto alla destinazione ad uso deposito del fabbricato. Il permesso di fabbricazione venne poi rilasciato a seguito della presentazione di una variante ai progetti originali.

Il 1923 fu caratterizzato dalla costruzione di alcuni fabbricati di completamento come la casetta per il custode, il locale per il deposito della benzina, i garage di via Taggia, una tettoia ad uso deposito di materiali ed il magazzino della scorza di china; a questi si aggiunsero in via Montevideo, la scuderia ed in via Taggia i locali della Guardia di Finanza.

progetto 1923

Progetti originali 1923

Nei primi mesi del 1980, la casetta del custode e la scuderia furono demoliti; il magazzino, una volta persa la funzione originaria, diventò un deposito per il vicino Mercato Ortofrutticolo e nel 1977 è sede di attività artigianali.

A seguito dell’acquisto da parte della Farmacia Centrale Militare di un nuovo appezzamento di terreno per un ampliamento dello Stabilimento del Chinino, fu richiesta l’autorizzazione per la realizzazione di un muro di cinta in mattoni con fondazioni in CLS dell’altezza di 3,70 mt.

veduta aerea '60

Veduta aerea dello stabilimento (anni ‘60)

Il nuovo stabilimento del chinino di Stato in Torino, inaugurato nel 1923, era una struttura complessa che, unica in Europa, era in grado di compiere l’intero ciclo delle lavorazioni necessarie a trasformare la scorza della China in medicamenti pronti all’uso.

Questo fatto, unito al concomitante acquisto (27 marzo1920) di una piantagione a

Tijbitoe nell’isola di Giava, permise di spezzare il monopolio olandese dei derivati della China e di realizzare rilevanti guadagni.

È una storia di successi: se l’intento iniziale era stato quello di risolvere una grave emergenza sanitaria nazionale preventivando solo spese, a cose fatte si constatò che non solo la malaria era stata sconfitta, ma che si era realizzata un’industria che dava lavoro a centinaia di persone e produceva benefici economici di tutto

rispetto.

Alla fine degli anni ’40, si rilasciò il permesso per l’ampliamento di alcuni bassi fabbricati siti su via Taggia destinati alla Guardia di Finanza, adibiti a dormitorio ed ufficio.

Ad oggi gran parte del complesso risulta demolito e sostituito da un grande fabbricato destinato a centro commerciale che occupa la porzione nord dell’isolato compresa tra via Taggia, via Filadelfia e via Giordano Bruno.

B+S architetti associati

La Fabbrica del Chinino Via Taggia 25/A, 10134 Torino Tel. 011 0675868 Fax 011 0704184 E-mail: info@fabbricadelchinino.it