Loredana e Antonietta sono le prime operatrici della nostra Cooperativa Paradigma ad andare in pensione

Mentre intervistiamo al telefono Loredana e Antonietta, la vita nel loro Centro diurno “Cure Familiari” scorre nella parziale normalità a cui ci siamo abituati dalla riapertura dei centri quest’estate. Una normalità segnata anche dallo loro assenza qui con noi. Venerdì scorso le abbiamo festeggiate con una grande cena a Chinino Food: sono le prime colleghe della nostra Cooperativa Sociale Paradigma ad andare in pensione! Un traguardo importante per loro e per noi tutti. Le abbracciamo e ringraziamo di cuore per i “tanti pezzi di vita condivisi”, per la passione e la perseveranza, a nome di tutti i colleghi, delle famiglie e dei ragazzi del centro diurno di cui così a lungo si sono prese cura.

Torniamo indietro nel tempo: raccontaci del tuo arrivo in Paradigma!

Loredana. Sono stata assunta dalla Cooperativa nel 1998! Entrai per la prima volta nell’allora CST di Via Pio VII a Torino con la qualifica di A.D.E.S.T., era una sostituzione maternità, poi decisamente prolungata… Ricordo che al primo contatto con gli utenti mi colpì il loro interesse nei miei confronti: quanto entusiasmo nei loro occhi! Poco dopo ho vissuto per la prima volta l’esperienza dei soggiorni estivi con i ragazzi: non avevo mai trascorso un periodo così lungo in contatto costante con loro, sarebbe diventata un must di tutte le nostre estati!

Antonietta. Il mio ingresso nel mondo di Paradigma è stato nella Comunità residenziale di Via Paoli 66, dove da subito trovai grande sintonia con ospiti e colleghi! Poi il mio arrivo in Via Paoli, dove è iniziato un lungo ed emozionante percorso. Ricordo che all’inizio ero curiosa di conoscere il più possibile di ognuno di loro! E ricordo lo stupore per i grandi spazi del Centro… “Mi ricorderò dov’è il bagno?”.

Da allora tanti anni insieme, nei quali sei cresciuta tu, il Servizio e i tuoi colleghi, con cui hai condiviso fatiche, gioie ed emozioni.

L. Esattamente 2 anni dopo il mio arrivo è nato il Centro di Via Paoli, chiamato “Cure Familiari”. Fui assunta a tempo indeterminato e intrapresi il percorso per diventare OSS… Da allora, tutti insieme, abbiamo costruito qualcosa di importante: nel tempo sono arrivati nuovi spazi per incontri, momenti di socializzazione, attività ricreative aperte anche agli abitanti del quartiere. Il nostro Centro è diventato uno dei cuori del progetto della Fabbrica del Chinino! Sì, sono ovviamente cambiati anche molti colleghi: com’è normale che sia, fare squadra a volte non è semplice, ma noi ci siamo sempre riusciti nel rispetto delle idee di ognuno!

A. Sì, il servizio è davvero cresciuto tantissimo! Abbiamo fatto cose inimmaginabili all’inizio. Abbiamo costruito un luogo di incontro, di scambio: ci siamo aperti al mondo, creando un’ampia rete relazionale che non ci ha mai fatto sentire soli! Penso alla terrazza del nostro Centro, sede oggi di un orto urbano, penso alla cucina di Chinino Food, il progetto di ristorazione della Fabbrica, a cui anche i nostri ragazzi contribuiscono realizzando il pane.

Lavorare con la disabilità significa scambio e crescita reciproca, per l’operatore e per le persone di cui si prende cura: coshai donato tu e cosa ricevuto dai ragazzi?

L. I ragazzi negli anni sono cambiati, alcuni nuovi sono arrivati e altri non ci sono più… fisicamente, ma rimangono tutti nei miei ricordi e nella mia gratitudine! Ognuna di quelle perdite mi ha fatto crescere come persona. A tutti loro, che ho visto crescere insieme a me, ho dedicato tanti anni della mia vita, prendendomi cura dei loro bisogni, materiali e affettivi. In cambio ho ricevuto gratitudine e fiducia, da parte loro e dei loro familiari…

A. Sì, è davvero reciproco il rapporto! Da parte mia posso dire che dai ragazzi ho imparato che si può superare ogni difficoltà con il sorriso, che si può essere felici anche solo vedendo una mano che si protende verso di te. Dai colleghi ho imparato invece che si può essere felici nel raggiungere dei risultati insieme al tuo gruppo di lavoro, che diventa una seconda famiglia, con le sue regole e il suo linguaggio… quelle parole preziose e divertenti che conosci solo se hai lavorato in “Via Paoli”. Mi mancheranno!

L’aneddoto più divertente?

L. Risale all’inizio del mio lavoro per la Cooperativa. Durante il giornaliero trasporto dei ragazzi da casa al centro rimanemmo bloccati in un ingorgo a causa di un semaforo rotto. Il ragazzo seduto a fianco a me ha preso fischietto e paletta che teneva sul pulmino, ha abbassato il finestrino e fischiettando come un vero vigile ha fermato tutte le auto, permettendoci di passare tranquillamente!

A. Sono così tanti… Più che un aneddoto voglio ricordare Cristina, una ragazza che è rimasta con noi molti anni regalandoci grandi risate. Aveva un linguaggio tutto suo, colorato e divertente. Usava delle metafore incredibili, storpiava i nomi, ma era in grado di cogliere l’essenza di ognuno di noi. Mi sarebbe piaciuto raccogliere tutto in un libro!

 E ora? I tuoi progetti per il futuro?

L. Quando sarà di nuovo possibile viaggiare mi piacerebbe visitare posti che non ho ancora visto, ma nel frattempo mi accontento di passeggiate in montagna e gite in bici! Mi dedico ad accudire il mio orto e la mia casa con più tranquillità. Ho anche ripreso a leggere di più. Tra i miei programmi ci saranno ovviamente tante visite al Centro per rivedere colleghi e ragazzi… che già mi mancano un po’!

A. Bè, mi piacerebbe ancora prendermi cura di qualcuno in qualche modo, magari non tutti i giorni. In realtà non ho ancora avuto modo di pensarci: questi sono stati mesi così strani e intensi per tutti… per ora mi godo un po’ di riposo, vi faccio sapere!

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