A scuola di inclusione sociale

Sono venute a trovarci alcune classi dell’Istituto Sociale di Torino…

La Fabbrica del Chinino è tante cose, ma prima di tutto vuol essere il luogo dell’incontro, di un’esperienza a contatto con la disabilità basata su un modello rovesciato, dove non è più solo la persona disabile a muovere qualche passo “là fuori”, ma sei TU ad entrare in un Centro diurno. Un’esperienza vera, piacevole e leggera, che restituisce qualcosa ai protoganisti di entrambi i lati e genera legami.

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È l’esperienza che hanno vissuto in queste settimane studenti e insegnanti dell’Istituto Sociale di Corso Siracusa 10 a Torino, una Scuola Cattolica paritaria della rete Gesuiti Educazione, che offre un percorso formativo completo dai 3 ai 18 anni. Insieme ai responsabili dell’Istituto, abbiamo pensato che per passare un messaggio di integrazione e inclusione non ci fosse modo migliore che condividere gli spazi della nostra Fabbrica, per vocazione sempre aperta a nuove esperienze.

Ad accompagnare i ragazzi di due classi terze liceo, c’erano Leonardo Angius, insegnante di religione, e Laura Moretto, responsabile dell’Ora Formativa; un percorso, quest’ultimo, che segue una modalità didattica innovativa ed esperienziale, avente come finalità la preparazione dei ragazzi all’Alternanza scuola-lavoro.

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L’obiettivo di questi due giorni in Fabbrica nelle parole di Laura:

Fare sperimentare ai ragazzi la relazione con la diversità. Il desiderio è quello di mettersi in discussione nella relazione con l’Altro, ascoltarlo e ascoltarsi, capendo come reagiamo. Vogliamo che i ragazzi percepiscano le proprie difese ma anche le aperture, la voglia di stare insieme e le chiusure, in un vero confronto fra stereotipo ed esperienza”

I ragazzi sono della terza superiore, quindi hanno tutti fra i 16 e i 17 anni. Un’età in cui spesso si accoglie tutto ciò che attiene al mondo-scuola senza troppo entusiasmo. “Ma è obbligatorio?”, chiesero alcuni di fronte alla proposta dei loro insegnanti. L’esperienza si svolgeva in parte fuori dall’orario scolastico, il che richiedeva un piccolo sacrificio: qualcuno ha dovuto saltare l’allenamento, qualcuno la partita di calcetto o l’appuntamento in palestra…

La grande fortuna di tutti: la Fabbrica sa sorprenderti, sempre. Al termine della prima giornata l’entusiasmo aveva contagiato i presenti: il giorno dopo non si contava nemmeno una defezione!

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L’esperienza si è suddivisa in un pomeriggio e nella mattinata seguente, attraversando la teoria per giungere consapevoli, e pronti a mettersi in discussione, di fronte all’esperienza pratica.
Il primo giorno, dopo la rituale visita della struttura, si è ragionato insieme al Presidente di Cooperativa Paradigma Gabriele Tosso sul tema dell’inclusione sociale, partendo dal lavoro che Paradigma svolge quotidianamente e dalle modalità che con cui si muove all’interno del quartiere che orbita attorno alla Fabbrica del Chinino. Insieme a lui Rosalba, operatrice del Centro diurno Raccordi Familiari e restauratrice professionale, la responsabile del Laboratorio di restauro.

Due testimonanze da cui è fiorito il successivo lavoro dei ragazzi, suddivisi in gruppi: riuscite a declinare la VOSTRA idea di “inclusione”? Un compito per nulla scontato.

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La mattina seguente i ragazzi hanno toccato con mano quanto finora idealizzato solo sulla carta. Un’esperienza di integrazione a contatto con le persone disabili del Centro diurno, con le quali si sono mischiati all’interno di vari laboratori: chi ha fatto gli gnocchi nel Laboratorio di cucina (sì, quelli che trovate a Chinino Food!), chi ha fatto restauro e chi ha pitturato… esperienze che continueranno poi in classe con gli insegnanti, che guideranno i ragazzi nella rielaborazione di quanto vissuto.

Ma molti di loro hanno già le idee chiarissime. Come Carlo, che all’Istituto Sociale frequenta il Liceo scientifico:

La prima impressione è stata straniante. Vedevo persone diverse dalle mie abitudini fare cose diverse da quelle che faccio io… Dopo poco tempo a contatto con loro però tutto è diventato chiaro: ho imparato che sono davvero simili a me e che ho molte cose da imparare da loro. Sono LORO ad avermi insegnato come si fanno gli gnocchi…”

Gli fa eco Vittoria, che frequenta invece il Liceo classico:

Mettersi a disposizione degli altri è sempre bello, perché parti con l’idea di essere tu ad aiutare gli altri ma alla fine sono proprio gli altri a dare e a insegnare qualcosa a te. E così torni a casa col sorriso…”

”Inclusione sociale”, un concetto tanto inflazionato quanto ancora di difficile traduzione per i più. Dopo questo breve viaggio in Fabbrica, Vittoria e Carlo credono di essere finalmente giunti alla loro personale definizione: “Inclusione significa integrazione di ciò che è diverso, ma non diverso in quanto lontano da noi… ma nuovo e generativo di ricchezza per tutti”. Non avremmo trovato una definizione migliore.

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